Caso Favaro

Zorro e Il Caso Favaro, estate italiana.

ESTATE TUTTO TACE? NO IL CASO FAVARO TIENE TUTTI BEN CALDI


In agosto in Italia il rugby svanisce, va in ferie come la gran parte della gente che lavora e così rimane poco da raccontare solo quisquilie alcune però degne di attenzione.

Una di queste è la questione Favaro che dopo aver trascorso un biennio di interessante rugby a Glasgow ha deciso con quella naturalezza che lo contraddistingue da sempre di giocare nelle FF.OO nella stagione che sta per cominciare.
Ebbene l’uomo che più ha rappresentato, e che potrebbe continuare a rappresentare il pensiero di Conor O’Shea non giocherà in nessuna delle 2 franchigie federali ma nella impalpabile Eccellenza italiana.

COS rincorre un personale obbiettivo, quello di costruire una nazionale rognosa, combattiva, umile e sempre più sicura di se che possa diventare la migliore nazionale di sempre, e per quello che ci compete ci era parso di capire che insieme a qualche vecchio giocatore come Parisse o Ghiraldini in transito verso i 35 anni e un annunciato quanto comprensibile tramonto, uno come Simone Favaro nel pieno della sua maturità potesse incarnare al meglio le volontà e le necessità del manager irlandese.

Invece di trovarcelo con quella sua leadership da esempio, come accaduto a Treviso e a Parma o meglio ancora in qualche club inglese o francese, lo rivedremo a battagliare contro Rovigo, Reggio o Calvisano; pur con tutto il rispetto che la questione merita non la si può che ritenere assurda ed incomprensibile.

Favaro ha semplicemente detto, da uomo, che ha deciso di vivere fin che si potrà di rugby e che l’opportunità offertagli dalle Fiamme va vista come una normale offerta di lavoro, forse l’unica, e quindi da prendere senza tante storie, aggiungendo, per volersi dare una convinzione seria, che il fine carriera sarà assicurato dal posto in Polizia.

Allora tutto chiaro se non fosse che il presidente federale intervenendo sulla questione avrebbe dichiarato che nonostante reiterate richieste da sponda Zebre il Favaro nazionale avrebbe risposto con un niet risoluto.

Strano, se non fosse che qualche tempo fa parole offensive furono rivolte proprio a Favaro ed ai Glasgow Warriors; parole con le quali Gavazzi fece vergognare tutti quanti di essere italiani del rugby e che l’orgoglioso Simone probabilmente non ha mai dimenticato.

Stessa trafila per Padovani già schedato dal presidente-ds Gavazzi come un giocatore non così forte se non abbastanza paziente da aspettare la naturale scadenza di un contratto ormai inesistente sotto il profilo legale e soprattutto sotto quello etico, dopo le vicissitudini tutt’altro che esemplari alle quali abbiamo assistito sin dalla nascita della creatura federale Zebre.

Si dice che l’attacco sia la migliore difesa, e il Gava applica la teoria nel modo migliore, autodefinendosi difensore dei principi che dovrebbero regolamentare i rapporti fra gente rispettabile.
Qui come in altre occasioni tira dritto per la sua strada non curante del giudizio eventuale che World rugby darà nel merito al fatto che solo un presidente come lui possa aver avuto soddisfazione nel negare il nulla osta al trasferimento del N 15 azzurro al Toulon, gridando vittoria sui suoi stessi giocatori.
Come un rotondo capoclasse che va dal preside a reclamare la merenda sparita.

Tutte facce di una sbiadita e arrugginita medaglia che confermano con la cadenza di un blues da osteria, quanto sia poca l’autorevolezza del presidente federale e quanto spudorata l’autorità che lo contraddistingue ad ogni battibecco con qualcuno che presta servizio a vario titolo o livello nel suo personalissimo girotondo federale.

Così la lista del malcontento si allunga ed ora anche il gigantesco seconda linea sudafricano in forza Zebre, Gideon Koegelemberg, vorrebbe scappare da Parma nonostante un altro fantasioso contratto lo leghi al club per un altro anno. Niente da fare! Parola di Alfredo.

Gente che non vuole più aver nulla da dividere con il club proprio ora che arrivano le ganasce federali? Pare proprio di sì e pare che più che col club non vogliano più saperne di sherpa e boss federali.

Non è una novità, e basta ricordare il samoano Vunisa, che appena ottenuto lo status di equiparato italiano, senza il quale non si sarebbero mai aperte le porte della Premiership inglese, si accasò ai Saracens rinunciando, di fatto, alla nazionale italiana.

Uno schiaffo per colui che attraverso Calvisano prima e Zebre poi lo aveva raccomandato fino al massimo livello, assieme ad K. Haimona altro bluff gigantesco della prosopopea Gavazziana.

Insomma al nostro presidente ultimamente non gli riescono alcune cose; ma lui se ne frega e non importa se i principi di cui si fa paladino siano stati clamorosamente traditi.
Quando varò il nuovo programma federale che dice l’esatto contrario di quello che si sta verificando.

  • Se l’agognata mega sede romana è stata miseramente accantonata, schiacciata dal rosso permanente di bilancio;
  • se i ragazzi non sopportano più nemmeno l’idea di voler lavorare con lui a costo di rimetterci il posto in nazionale e tanti saluti ai sogni di gloria

forse è proprio il caso di iniziare a pensare che non sia lui l’uomo ideale per la nostra palla ovale.

Non gli riesce di nascondere la frustrazione di un uomo che ha speso un patrimonio per avere un posto nel mediocre mondo ovale italiano, deluso perché mai amato, né odiato, ma solo e semplicemente disprezzato.


Zorro e Il Caso Favaro, estate italiana.


ZORRO LIONS ZEBRE E LA FRANCIA