TEST ESTIVI E DELUSIONI Nazionale Italiana FIR

TEST ESTIVI E DELUSIONI

TEST ESTIVI E DELUSIONI: LA DELUSIONE DEL COCOMERO


di Maurizio Maione
Foto di Stefano Teneggi


In estate ci sono diverse cose belle ma, si sa, si annidano anche rischi di cocenti delusioni. Forse è per il sole, il caldo, la prospettiva di meritate ferie che tendiamo a liberare la nostra mente dal pensiero che qualcosa possa andare male. E allora succede che quando effettivamente qualcosa va storto ecco che ci rimaniamo male.

Un caso su tutti: il cocomero. Vederlo, desiderarlo e pensare che per il fatto stesso che lo stiamo comprando sarà dolce e succoso è un tutt’uno. Molte volte è così e ce ne restiamo felici e soddisfatti con le mani sporche. Qualche volta, ahimè, il cocomero risulta insipido e noi malediciamo il fato.

I venditori esperti hanno escogitato il sistema del tassello, cioè dell’apertura di un cuneo nel cocomero per permettere a chi vuole comprarlo di valutarne la qualità prima di portarlo a casa. Ecco, il tassello nel cocomero: grande esempio di marketing da strada.

E nel rugby c’è il tassello? A giudicare dalle delusioni che ci ha riservato la breve tournè estiva della nazionale maggiore il tassello ci vorrebbe eccome. Ma forse no.

Del resto abbiamo giocato con Scozia e FiJi che navigano abbondantemente avanti a noi nel ranking mondiale. Quindi non è una sorpresa che perdessimo entrambe le partite.

I limiti mentali e di gioco della nostra nazionale maggiore, del resto, insieme alla storica difficoltà di trovare nuovi giocatori quanto meno da testare, sono gli stessi dei test invernali e dei 6 nazioni. Quindi nessuna involuzione ma, casomai, preoccupante conferma di una tendenza che ormai rasenta il patologico del nostro sport.

Insomma, nel rugby non è come con i cocomeri. Qui è tutto in vista: i valori, i tassi tecnici, le rose dei giocatori. Non c’è buccia che nasconda il contenuto e il tasso di zuccheri del frutto.

E allora perché tanto disappunto? Perché tanta cocente delusione? Non mi permetto un’analisi tecnica dei motivi delle sconfitte.

Molti più competenti le hanno già fatte. Mi basata dire che sono molto d’accordo con quanti pensano che il primo XV è, inevitabilmente, a immagine e somiglianza del resto del rugby nazionale che, in effetti dall’U20 passando per gli Emergenti e giù fino ai campionati nazionali non gode di grande forma.

Il perché di tanta delusione è allora psicologico? Cioè dipende dalla necessità di sperare e volere un riscatto che, quando sistematicamente non si produce, determina altra delusione?

O forse la delusione è il frutto di quanti si affannano a raccontare una situazione diversa dalla realtà e a presagire la possibilità di raccogliere risultati al di sopra delle nostre reali possibilità?

Insomma come la favola del Re nudo che, vanitoso e superficiale, accetta di vestirsi di un vestito fatto di nulla per non ammettere che non vedeva niente. Contando poi sul fatto che nessuno avrebbe avuto il coraggio di urlare che il “il re era nudo”.

Diciamocelo: il rugby in Italia non sta bene. Non sta bene da tanto tempo e meglio della delusione farebbe una sana rabbia e voglia di cambiare. Ma questa è un’altra storia, o meglio dire, un’altra favola che mi pare più difficile da inventare rispetto al “tassello sul cocomero”


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