SEGNALI DAL FUTURO

FB_IMG_1473158167410Tornare al Battaglini dopo una pausa così lunga è stato veramente salutare, e sabato sera era palpabile la voglia di rugby, vedere la Lanzoni (tribuna Ovest) piena deve aver dato un bel colpo d’occhio ai nuovi Bersaglieri.
Il pubblico, come in molte manifestazioni umane, si è diviso tra entusiasti (pochi) fiduciosi (molti) e scontenti (nuovamente pochi), ed ognuno per motivi diversi anche se complementari.
Gli scontenti probabilmente volevano vedere degli All Blacks, o dei Bokkes, o dei Pumas, ma han sbattuto la faccia, noi siamo Rovigo, nel bene e nel male.
Gli entusiasti hanno visto uno squadrone che ha piegato le Fiamme Oro, “molto più avanti di noi nella preparazione”, “li abbiamo devastati in mischia chiusa”, “la mischia è sempre stato il nostro pezzo forte”, e lì ci si arrende per manifesta mancanza di memoria storica.
I fiduciosi ai quali mi sento di appartenere han visto un altro film, lento, a volte sonnacchioso ma con una trama diversa da quella vista negli ultimi anni, e non stiamo a discutere quale sia più bella, semplicemente “è un altro film”, e su questo, se fossi un tifoso mediamente sportivo, mi soffermerei.
Che la partita non sia stata bella ed avvincente da vedere,

che degli errori di handling ne sian stati commessi,
che siano stati sbagliati molti lanci in touche,
che la prima linea avversaria non fosse quella che incontreremo in regular season,
che mancasse feeling offensivo,
che i “possibili” (il primo team sceso in campo) sia stato più efficace dei “probabili”,
sono tutti dati di fatto e potremmo liquidare tutto con un “no future” definitivo, ma per me abbiamo visto altro, molto altro.
Intanto sulle condizioni dell’avversario incontrato possiamo fare e dire poco o nulla, semplicemente perchè non dipende da noi, con orgoglio il Battaglini si è mostrato molto sportivo nei confronti delle Fiamme, tributando il giusto applauso a fine partita, ma siamo anche molto sanguigni e quando Tenga e Ravalle son passati sotto la tribuna han ricevuto un caloroso saluto, più Roberto che Massimiliano, ma uno dei due è rodigino di adozione.
Ritornando alle Fiamme, è difficile pensare che sia la squadra da inserire già da ora nelle quattro dei Play Off; appaiono molto distanti dall’attraversare quella linea marginale che divide i top team delle altre.
Sembra difficile che Casellato possa riuscire nell’arco di questa stagione a far assorbire la velocità del cambio di passo auspicato, ad una squadra che comunque ha una forte connotazione ministeriale, in cui anche i rapporti gerarchici han valori e pesi diversi rispetto alle squadre venete, dove lui ha fino ad ora allenato e da cui ha dichiarato di volersi allontanare per un po’.
A Rovigo invece l’aria è molto diversa, e parafrasando Flaiano, diciamo che è grave ma non seria; grave per i motivi citati sopra, ma non seria perchè non si può pretendere di fare lanci e chiamate precisi in touche dopo solo un allenamento dedicato, e nonostante questo vincerne più di qualcuna e i famosi margini di miglioramento sono lì, solo da cogliere.
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Gli errori nella trasmissione della palla o nella ball presentation dipendono, a mio avviso, dai pochi giorni dedicati e alla mancanza di occasioni per affinarli e renderli automatici, e va bene così, altrimenti alla seconda di campionato verrebbero letti con conseguente addio ai sogni di gloria.
Sul diverso risultato acquisito nei due tempi, 12 punti nel primo e 0 nel secondo, da parte delle due diverse compagini rodigine, si potrebbe scrivere un fiume di parole ma tutto riassumibile in un concetto molto semplice. I primi si sono dimostrati più collettivo probabilmente perchè miscela di nuovi arrivi con alte aspettative e voglia di far bene, mentre i secondi, desiderosi di affermare la loro titolarità si sono frustrati per la mancanza di palloni giocabili, innescando delle piccole incomprensioni e perdite di controllo che, se giudicate in ambito non amichevole, avrebbero potuto prevedere l’uso del cartellino. Inoltre han preferito far valere le singole individualità, e nel rugby sappiamo che poche volte funziona, se non addirittura mai.