Roberto Canali e il rugby

Noi di PolRu.Com siamo veramente contenti che un padre ci abbia regalato un momento della sua giornata: il prepartita. Grazie.

Ecco che sono a Calvisano per la partita e, come succede ogni volta, vedo l’altra faccia della medaglia, la tensione pre-partita e la smania come se dovessi io entrare in campo.

Matteo ha cominciato a giocare a 8 anni, all’inizio è capitato spesso che non lo seguissi nemmeno, poi con lui che cresceva è diventato sempre più forte il bisogno di essere presente, sul campo; ho fatto prima il dirigente accompagnatore e poi anche il fotografo stra-dilettante, per essere li, per respirare l’aria di rugby più da vicino.

A 16 anni la vera svolta, entrato in Accademia zonale viveva fuori casa, alloggiando alla Caserma delle FFOO per buona parte della settimana, e di seguito Parma, Colorno e infine Rovigo, piccolo ma già grande e in grado di vivere da solo, adolescente ma con qualche responsabilità da uomo. Non è stato sempre semplice averlo fuori casa così presto, ma era giusto che lui inseguisse i suoi sogni, continuando nello stesso tempo a studiare, perché purtroppo il rugby “non ti fa mangiare”.

Mia moglie ed io siamo stati fortunati, siamo quasi sempre riusciti a seguirlo, condividendo con lui vittorie e sconfitte, i momenti di gioia e le delusioni, gli esordi importanti, la Nazionale U20 (che emozioni vederlo con quella maglia!), solamente il Covid ci ha impedito di andare a Treviso per la prima partita in Pro14 con Benetton, ma sono sicuro che Matteo ci sentiva vicino lui in quella tappa importante.

La vera difficoltà è di essere presenti ma mai invadenti, cercare di fargli sentire la nostra vicinanza per qualunque necessità senza invadere il suo territorio e senza impedirgli di fare le sue scelte, anche se a volte sappiamo che non sono buone; è fondamentale accettare e riconoscere l’importanza degli errori che, commessi, sono utili per crescere.

Comincia la partita e pioggia, freddo e campo pesante non aiutano il bel gioco, inoltre gli impatti con quelli di Calvisano sono particolarmente forti, ma dopo un finale al cardiopalmo e rischiando fino all’ultimo secondo vinciamo: vederli esultare e vedere la gioia negli occhi di Matteo e di tutti i suoi compagni mi fa sorridere dentro; si, anche degli altri ragazzi, perché come me condividono con lui gioie e delusioni e in fondo li sento un po’ come suoi fratelli.

E’ sabato sera e domenica ritorno a casa, mi prende una leggera malinconia ma so che proverò ancora tutte quelle emozioni la settimana successiva, la partita dopo.  Viva il rugby!