Marco Martello saluta Umberto

Marco Martello saluta Umberto

Marco ricorda l’amico Umberto.

Marco Martello saluta Umberto


Era un po’ che ci pensavo Umberto, a quando sarebbe venuto il momento di salutarci, ma sinceramente non pensavo così presto.

Ti vedevo stanco Umberto, sempre pieno di lavoro, di chilometri, di telefonate, sempre pieno di rugby, perché, al di là di tutte le volte che hai detto che avresti voluto lasciar perdere, eri sempre lì, con quella tua passionaccia maledetta (o benedetta) che ti ha portato a seguire il Rovigo su tutti i campi, in tutti i tempi, a viaggiare, scrivere e criticare, se c’era da dire qualcosa.

Eri un uomo pieno di difetti e dato che ti piaceva canticchiare in macchina, potrei dirti “i tuoi difetti son talmente tanti che nemmeno tu li sai”. Ma la canzone è Grande Grande Grande di Mina, e Grande lo eri davvero.

Sotto quella scorza dura di uomo burbero e scontroso c’era un uomo che sapeva distinguere il buono dal cattivo, il giusto dall’ingiusto, un uomo dal cuore grande che ha sempre cercato di aiutare chi aveva bisogno.

E forse in questo eravamo simili, forse per questo si stava bene insieme a chiacchierare, a salutarci, a parlare del tuo Rovigo e di tante altre cose.

Non piacevi a tutti, questo è solare, ma sempre ho visto stima nei tuoi confronti da parte di tutti, anche da chi la riconosce a un ipotetico nemico.

Ma chi ti conosce sa che tu non hai mai desiderato il male di nessuno, perché eri un uomo buono.

Hai salvato la Rugby Rovigo per passione, e io mi ricordo quanto quella stagione sia stata pesante e dura per te.

Hai costruito e sviluppato un’azienda con sudore, lavoro, tanto lavoro, ostinazione, sempre alla ricerca di nuove idee, nuovi progetti.
Eri un irrequieto e anche un sognatore, con la famiglia al primo posto e tanti amici che ti hanno voluto bene.

Ora che rimane? Non so.

Pochi giorni fa scherzando mi dicevi che ai medici avevi detto che avevi bisogno di vivere almeno altri dieci anni, per tutto quello che avevi da fare, ma, credimi, non ne sarebbero bastati cento.

Umberto, abbiamo fatto un bel pezzo di vita insieme, e mi sembra veramente difficile pensare che non ci sarai più.

Sei andato via lo stesso giorno, qualche anno fa, del Prof. Margiotta, ed ora ti immagino lassù con lui, con Dusty e tanti altri, su una tribuna privilegiata tra le nuvole, a parlare di rugby, a guardare sempre con occhio critico, ma con amore, i tuoi colori rossoblu.


Marco Martello saluta Umberto


Paolo Aguzzoni saluta Umberto

Il saluto a Umberto

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