Eccellenza 2018 Semifinali Analisi Calvisano Rovigo

Eccellenza 2018 Semifinali Analisi Calvisano Rovigo

Delusione, malumore, tanta tristezza, qualche lacrima.

Eccellenza 2018 Semifinali Analisi Calvisano Rovigo.


di Umberto Nalio.
Foto di
Stefano Teneggi.


Si è concluso così il pomeriggio al PataStadium per i colori rosso blu. Una sconfitta che brucia, giunta al termine di una gara che ha visto in campo forse, e anche senza forse, il miglior Rovigo della stagione.

All’uscita dello stadio mi sono sentito chiamare. Giratomi ho scorto Umberto Casellato che a gran voce mi diceva:

”Chissà se anche questa volta scriverai che i tre quarti hanno giocato male”.

Ovviamente il tecnico dei bersaglieri si riferiva al mio continuo sottolineare che la linea veloce non ha mai espresso gioco ed è stata per tutto il campionato la parte zoppicante del XV di Joe McDonnell.

Si, è vero che domenica a Calvisano il Rovigo ha giocato bene, mettendo finalmente in mostra un gioco frizzante con manovre al largo che hanno fruttato tre mete, ma è altrettanto vero che una sola partita, nell’intera stagione, non può giustificare e fa dimenticare tutto quello che di negativo abbiamo visto nelle altre 20 gare, volendo pietosamente lasciare da parte le esperienze di coppa.

L’aver messo in scena la miglior prestazione stagionale non può far passare in secondo piano le tante negatività; anzi cresce ancora maggiormente il malumore per quello che si sarebbe potuto fare e non è stato fatto.

Se poi si vogliono analizzare le varie situazioni che, nonostante la prova positiva, possono giustificare il mancato accesso alla finale, ecco allora spuntare un elenco di cose che a Calvisano non hanno funzionato per il giusto verso.

Mantelli, pur giocando sui suoi soliti livelli, ha fatto due cose stratosferiche quando al 19’ del secondo tempo, con un calcio-passaggio ha messo in mano a Barion la palla per la più facile delle mete. E quando ancora, quasi sul filo di lana e da posizione quasi impossibile, ha messo tra i pali quello che sembrava il calcio della vittoria.

Purtroppo è venuto a mancare con due trasformazioni ed un calcio sbagliati e il liscio madornale in occasione della meta calvina.

A lui va affiancato Momberg. Il numero due sudafricano ha giocato una partita gagliarda, senza errori al lancio in touche, ma ha steccato completamente quando, pallone in mano, ha deciso di partire da solo, isolandosi e commettendo un tenuto che ha riconsegnato la palla ai padroni di casa. Da quella ripartenza è nata l’azione che ha portato al drop Novillo e il Calvisano in finale.

Non sono ovviamente le sole sbavature della partita. La presenza in campo di Davies con Weepu lasciato in tribuna, grida ancora vendetta e rende veramente incomprensibile la forma di ostracismo messa in atto nei confronti del giovanissimo neozelandese. Quasi un gesto di auto castrazione senza senso.

Per non parlare poi di alcuni momenti allegri in difesa e la solita cronica difficoltà a difendere le fasi di rolling maul e drive da touche.

Quindi non fermiamoci a recriminare sul fatto che quella di domenica è stata la miglior partita dell’anno. Purtroppo è da considerare la logica conclusione di una stagione tormentata.


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