Enrico Pavanello Rugby

Atleti: Enrico Pavanello Rugby

Enrico Pavanello Rugby: IMANOL

Facce da Rugby


di Angelino Masin.
Foto di Monica Greggio.


Enrico Pavanello è stato votato, domenica, dopo la partita vinta col Feltre, man of the match. Un motivo in più, anche se l’evento era già sul mio taccuino, per conoscerlo un po’ di più.

– Ciao, Enrico. Parlami di te…

“ … bella signora (intona la canzone, ndr ). Sono nato a Rovigo il 6 Ottobre 1988, sono alto mt.1,91, peso 100 kg.. Attualmente, gioco preferibilmente n° 8. Ho cominciato a cimentarmi col Rugby nella Monti Rovigo a 8 anni, e lì sono rimasto fino all’Under 20, senza mai smettere. Posso annoverare nella mia modesta carriera, 3 partite di Coppa Italia con la prima squadra. La mia prima società con la maglia diversa da quella rossoblù, è stata proprio il Villadose ed era la stagione 2008-09 con allenatore Ravanelli, oggi nei cadetti a Rovigo. L’anno successivo andai a Monselice, per ritornare, di seguito, ancora a Villadose con Flaviano Brizzante. Altre casacche sono state, ultimamente, quelle del Lendinara e del Frassinelle. Con ‘ i galletti ’ ho smesso a maggio di quest’anno, salutando tutti, convinto di aver chiuso definitivamente con il rugby. Mi sono innamorato e ‘quasi sposato’ sentendo la necessità di crearmi equilibri esistenziali diversi. Insomma, lo sport veniva dopo qualcosa d’altro che amavo di più. Aggiungici il lavoro che m’impegna tutt’ora non poco ed il tempo restava ancora meno. A farmi cambiare idea è stato Brizz junior, Enrico, che ho incontravo in piscina l’estate scorsa insieme a Roberto Nalin. Lui faceva esercizio per recuperare un fastidio alla schiena, io per mantenermi, diciamo così. Mi sento uno sportivo e l’attività fisica non può mancare nella mia quotidianità. Non ci ha messo molto a convincermi.. il rugby è la mia grande passione e come tutti quelli che hanno bazzicato con un pallone ovale tra i piedi o le mani, non è facile da accantonare, da chiudere in un armadio o nella sacca delle scarpe… Così eccomi qua..”.

– Il tuo soprannome … Imanol

“ Pensa, c’entra sempre Enrico Brizzante.. Andammo a Parigi a vedere una partita della Francia ad un sei Nazioni, che vinse col Grande Slam… Numero 8 era questo giocatore dal cognome difficile, Harinordoquy, e dal nome ancora più originale : Imanol. Di origine basca, era una terza chiusa stratosferica. Ha vinto parecchio, la Francia, con lui in campo in quegli anni.. Io lo mitizzavo e nel ritorno da là, Brizzino ha cominciato ‘ Imanol’, ‘Imanol’ che rimase, che mi è rimasto… soprattutto a me, dentro.. Poi si è fatto strada quello più corrente, quello meno mito e più vero : ‘ Pava ‘. Così, mi chiamano oggi i miei compagni “.

 

– Soddisfatto ?

“ Sì, con l’età che ho vedo le cose diversamente da quando ero un teen ager. Sembrano le solite parole fatte, ma è proprio vero ‘ il tempo cambia molte cose nella vita ‘ come dice la canzone. La vittoria di domenica sul Feltre mi ha dato una soddisfazione che chiamerei ‘consapevole’. Cioè, sono soddisfatto di aver partecipato, di essere stato testimone, di essere stato protagonista di un evento che mi avrebbe dato gioia, pienezza d’animo. Un po’ come per l’alpinista che raggiunge la vetta. Nello spogliatoio, come tutti i miei compagni, ero emozionato, carico.. Mi sentivo ‘compiuto’.

– Hai rammarico o rimpianto per non aver raggiunto traguardi diversi o più importanti ?

“ Assolutamente. In età infantile partecipavo e pretendevo da me alcune cose. Nel periodo adolescenziale gli stimoli ed i miei traguardi perseguiti cambiarono come hanno continuato ad essere diversi negli ultimi dieci anni. Non rimpiango niente. Per come intendo il rugby io, non mi avrebbe appagato e non mi appaga il nome in prima pagina, bensì la sottile poesia di un contatto vinto, di una finta riuscita, di una touche rubata, di una mischia sofferta. E queste ‘note’ sono tutte scritte su uno spartito che si chiama ‘LIBERTA’. Non ho mai abbassato la mia passione a sfruttamento, a lavoro sottopagato, ad attività non rispettata. Come potrei non sentirmi degno di me stesso ? Sarebbe come svilire il cuore che batte per una donna. Offendere, insomma, l’amore. Nessuno mi ha mai fatto fare, nell’esercizio di questa mia passione, quello che voleva lui a discapito di quello che pensavo io. Continuo a fare quello che mi piace. Nessuno mi ha obbligato. Non ho mai avuto il’dovere’ di giocare. Sono stato e mi reputo tutt’ora un rugbysta naif.. Aggiungo, però, che anche il naif fa esperienza, cresce, matura.. E’ la vita. Ecco: quando, ultimamente, vado in campo mi sento sì, un compagno dei miei compagni, ma anche un fratello. Ci tengo ad essere un esempio, durante la partita.. Non era così fino a poco tempo fa.. E questo mio cambiamento mi soddisfa, doppiamente direi, perché lo aggiungo al piacere di una bella gara. Come quella di domenica scorsa, sì, certamente “.

– Non posso chiederti dell’anno della retrocessione, ma qualcosa di questo sì.

“ Faccio un rilievo: non più tardi di otto mesi fa, il Villadose ha preso una quarantina di punti dalla squadra, il Feltre certo, cui ne ha rifilati altrettanti, meno due, giusto alcuni giorni fa. Convinto come sono che è ‘un progetto’ che si deve realizzare e che io lo identifico, per questa squadra e questo gruppo, nel ritorno per lo meno alla serie B, per poi proseguire, orbene nelle ultime partite il ’ trend ‘ di crescita io l’ho constatato. L’edificio ‘ Villadose in serie A ‘, sta mettendo buone fondamenta, si sta muovendo positivamente verso una sua credibile realizzazione. Bene, molto bene “.

– Quindi prevedi una buona fine di questa fase preliminare ed anche il seguito..

“ Il successo è più facile della sua conferma, succede in tutte le discipline ‘artistiche’, che abbisognano, cioè degli ‘arti’.. sport, musica, cinema, pittura, scrittura… Domenica scorsa abbiamo disputato la sfida più dura, perché giocavamo anche contro noi stessi, ingabbiati nel terrore di perdere per l’ennesima volta, pur volendo tanto vincere. Battuto questo avversario, da qui in avanti ne avremo, sul campo, uno in meno. E sarà solo la squadra avversaria. Poi ci sono le concomitanze, vale a dire le assenze, gli infortuni, la giornata storta.. Ma quella succede anche agli All Blacks.. per i quali è un evento la sconfitta, non il contrario. Dovranno sconfiggerci gli altri perché più forti, non noi stessi. Voglio sperare e credo che sia l’inizio di un nuovo corso. Farci parte è una goduria. Ora non vedo l’ora che arrivi domenica prossima col Bassano ( in trasferta il Villadose perse 26 – 20 segnando quattro mete e acquisendo due punti per la classifica, ndr ).


Atleti: Enrico Pavanello Rugby


Il Postpartita Rugby Villadose Feltre 2017 di Angelino Masin


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